La Galleria Lia Rumma di Napoli inaugura, giovedì 10 aprile 2025, la nuova importante mostra personale di Joseph Kosuth dal titolo ‘The Question’, che segna il ritorno dell’artista in città.

L’artista americano Joseph Kosuth (Toledo/Ohio, 1945), considerato uno dei pionieri dell’Arte Concettuale, che ha da poco festeggiato il suo ottantesimo compleanno con varie mostre organizzate* tra Europa e America, torna ad esporre a Napoli confermando la solida e duratura collaborazione con Lia Rumma che nel 1971 ha aperto la sua galleria proprio con Kosuth, con una installazione passata alla storia: L’Ottava Investigazione (A.A.I.A.I.) proposizione 6. Un rapporto professionale con Lia Rumma, ma anche di amicizia, che ha visto Kosuth esporre ulteriori volte nel tempo, oltre che nella sede napoletana anche in quella di Milano.

In questo nuovo progetto espositivo, Kosuth ritorna a riflettere sul concetto di “tempo” che prende avvio da un’urgenza sia personale che filosofica. Una riflessione che assume la forma di una indagine sul processo di produzione di significato nella sua pratica artistica, presentando una serie di lavori realizzati in vari momenti della sua carriera. Perché come scriveva Borges: “Se lo spazio è infinito, siamo in qualsiasi punto dello spazio. Se il tempo è infinito, siamo in qualsiasi punto del tempo”.

 ‘The Question’, oltre ad essere il titolo della mostra, rimanda anche ad un nuovo lavoro del 2025: un grande orologio a parete su cui compare la frase Suppose no one asked a question, what would be the answer (“Se nessuno facesse una domanda, quale sarebbe la risposta”, citazione del 1928 della scrittrice americana Gertrude Stein). Il tempo è così citato sia letteralmente (con le lancette che segnano un’ora scelta dall’artista) che figurativamente attraverso un rimando ad un altro autore. Ma la presenza di un orologio analogico (nell’installazione del 1971 da Lia Rumma ce n’erano 12), si ritrova in altri due lavori della serie “Existential Time” (2019), questa volta accompagnati da due citazioni al neon di George Eliot e James Joyce, nei quali Kosuth tende a sottolineare la mancanza, i limiti e la sovrabbondanza di significato che circonda l’esperienza del tempo e della vita, esplorando il presente, la sua potenza e il suo spazio circoscritto.

In mostra anche One and three Rakes (1965) con il quale si fa un salto indietro nel tempo e si ritorna alle “Proto–Investigazioni” degli anni 1965-’66. Un lavoro iconico che presenta, accostati, l’oggetto reale (il rastrello), una fotografia del rastrello e la sua definizione tratta da un dizionario che descrive il termine in tutti i suoi vari significati. Assemblando un oggetto, una fotografia di quell'oggetto e una definizione ingrandita tratta da un dizionario, Joseph Kosuth mette lo spettatore di fronte alla complessità di un sistema linguistico tanto più articolato quando si confronta con quello dell'arte. «L'arte che chiamo concettuale è tale perché si basa su un'indagine sulla natura dell'arte - ha sottolineato più volte Kosuth -. Fondamentale per questa idea di arte è la comprensione della natura linguistica di tutte le proposte artistiche, siano esse passate o presenti, e indipendentemente dagli elementi utilizzati per la loro costruzione».

* Sprüth Magers, Londra (gennaio – marzo 2025); Sean Kelly, New York (marzo – aprile 2025)