Ispirata a un episodio immaginario della vita di Bernard de Mandeville, l’installazione riflette sul rapporto fragile tra potere, caso e conseguenza. Un piccolo incidente domestico — una tazza di tè rovesciata, un gesto interrotto, un’espressione fissata in un ritratto — diventa il punto di partenza per una meditazione sulla fortuna e sulla catena invisibile di eventi che ogni azione umana mette in moto.

Al centro dell’opera si trova un interno in gesso in scala: una stanza voltata, un ingresso, una porta socchiusa e un lampadario funzionante che illumina la scena. In questo spazio sospeso e silenzioso compare una figura di cera, immobile ai piedi di una scala, con una mano protesa in un gesto ambiguo di richiesta o supplica.

In equilibrio tra teatralità e immobilità, l’installazione evoca un mondo in cui il crollo non si compie mai del tutto, ma dove assenza e sventura continuano silenziosamente a permanere. L’ambiente domestico si trasforma così in un’architettura metaforica del potere, dell’incertezza e dell’attesa irrisolta.

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