AGNIESZKA KURANT | Strange Rules | Group show | Berggruen Arts & Culture and Berggruen Institute Europe | Palazzo Diedo, Venice, Italy Casa dei Tre Oci, Venice, Italy
Artista
Agnieszka Kurant
Data
4 maggio – 22 novembre
Location
Palazzo DiedoFondamenta Trapolin, 2386, 30121
"STRANGE RULES", curata da Mat Dryhurst, Holly Herndon, Hans Ulrich Obrist e Adriana Rispoli presso Palazzo Diedo, esplora il campo emergente della “Protocol Art” attraverso opere di artisti internazionali come Philippe Parreno, Trevor Paglen, Avery Singer, Lynn Hershman Leeson e Agnieszka Kurant. Riunendo arte, tecnologia, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali, la mostra indaga i sistemi invisibili e i protocolli che modellano la cultura e la percezione contemporanea.
Concepita come mostra e piattaforma di ricerca, "STRANGE RULES" trasforma Palazzo Diedo in un laboratorio di performance, installazioni, proiezioni e progetti collaborativi dedicati alla co-creazione uomo-macchina, alla governance algoritmica e alla trasformazione del rapporto tra autorialità artistica e sistemi tecnologici.
"STRANGE RULES", curata da Mat Dryhurst, Holly Herndon, Hans Ulrich Obrist e Adriana Rispoli presso Palazzo Diedo, esplora il campo emergente della “Protocol Art” attraverso opere di artisti internazionali come Philippe Parreno, Trevor Paglen, Avery Singer, Lynn Hershman Leeson e Agnieszka Kurant. Riunendo arte, tecnologia, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali, la mostra indaga i sistemi invisibili e i protocolli che modellano la cultura e la percezione contemporanea. Concepita come mostra e piattaforma di ricerca, "STRANGE RULES" trasforma Palazzo Diedo in un laboratorio di performance, installazioni, proiezioni e progetti collaborativi dedicati alla co-creazione uomo-macchina, alla governance algoritmica e alla trasformazione del rapporto tra autorialità artistica e sistemi tecnologici.
"WHO’S A GOOD BOY?" presso Contemporary Forces a Venezia presenta opere della Kelterborn Collection attraverso una riflessione su potere, autorità e controllo. Riunendo artisti come Joseph Beuys, Gary Hill, Claire Fontaine, Sung Tieu, Ulay, Laure Prouvost, Nora Turato e Renzo Martens, la mostra esplora il modo in cui i sistemi di dominio si insinuano nel linguaggio, nella ripetizione e nelle strutture della quotidianità. Prendendo il titolo da un’opera di Nora Turato, la mostra affronta l’autorità non come spettacolo, ma come una condizione emotiva instabile fatta di tensione, seduzione e sorveglianza. In dialogo con il tema curatoriale "In Minor Keys", il progetto propone il “minore” come strategia per ripensare le dinamiche del potere contemporaneo attraverso risonanza, vulnerabilità e slittamenti percettivi.
"Do U Dare!" di Shirin Neshat, presentato in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, è una nuova trilogia filmica curata da Ilaria Bernardi e Bartolomeo Pietromarchi, organizzata da Associazione Genesi e Banca Ifis, e presentata da Lia Rumma Gallery e Gladstone Gallery in collaborazione con Magonza. Ispirato alla vicenda della performer iraniana Nasim Aghdam, il progetto esplora temi di esilio, isolamento, protesta, ossessione artistica e il fragile confine tra creazione e autodistruzione. Ambientati in diversi contesti socioeconomici di New York, i tre film intrecciano realismo sociale e surrealismo per riflettere su displacement, identità, visibilità ed esperienza femminile tra cultura iraniana e americana. Attraverso narrazioni finzionali e immagini performative, "Do U Dare!" indaga le tensioni emotive e politiche della società contemporanea, interrogandosi sul costo umano dell’emarginazione e sul potere trasformativo dell’arte.
"Transforming Energy" di Marina Abramović, presentata alle Gallerie dell’Accademia in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, segna la prima grande mostra dedicata a un’artista donna vivente nella storia del museo. Curata da Shai Baitel, la mostra mette in dialogo la pratica performativa di Abramović con i capolavori rinascimentali veneziani, sviluppandosi tra le collezioni permanenti e gli spazi espositivi temporanei. Riunendo opere iconiche come "Imponderabilia", "Rhythm 0", "Balkan Baroque" e "Carrying the Skeleton" insieme a nuove installazioni site-specific, la mostra esplora temi di resistenza, vulnerabilità, trasformazione e trasmissione energetica attraverso ambienti partecipativi ed esperienze immersive.
"Venetian Diary" di Ilya Kabakov e Emilia Kabakov si sviluppa tra la La Biennale di Venezia e la città, ponendo al centro le persone di Venezia. Curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, il progetto partecipativo dialoga con "Note persistenti", il progetto espositivo del Padiglione Venezia curato da Giovanna Zabotti, coinvolgendo circa 500 abitanti della laguna invitati a condividere oggetti personali e testimonianze del loro legame con la città. Presentato tra Ca’ Tron e il Padiglione Venezia, "Venetian Diary" si configura come un autoritratto collettivo di Venezia: una costellazione di memorie, oggetti e racconti che riflette la dimensione sociale ed emotiva della città, trasformando l’installazione in uno spazio di ascolto e partecipazione condivisa.
L’installazione "The End of the World" di Alfredo Jaar è presentata nella 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della La Biennale di Venezia, "In Minor Keys", curata da Koyo Kouoh. Presentata da Galleria Lia Rumma, l’opera esplora l’impatto geopolitico e ambientale dell’estrazione dei minerali critici essenziali per le tecnologie digitali, l’elettromobilità e i sistemi di gestione dei dati. Sviluppata in collaborazione con il geografo e geologo politico Adam Bobbette, l’installazione ruota attorno a un cubo composto da dieci materie prime strategiche, tra cui cobalto, litio, coltan e terre rare, richiamando l’attenzione sulle tensioni globali e sulle conseguenze umane legate allo sfruttamento delle risorse. Questa è la quinta partecipazione di Jaar all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
61st International Art Exhibition of La Biennale di Venezia, Arsenale