Le Divisament dou Monde è una mostra ispirata all’eredità di Marco Polo e al duraturo dialogo culturale tra l’Italia e l’Estremo Oriente. Attraverso disegni su carta realizzati da 44 artisti italiani, il progetto esplora il modo in cui culture, paesaggi, simboli e storie dell’Oriente continuano a influenzare l’immaginario dell’arte contemporanea italiana. L’opera di Domenico Antonio Mancini riflette sui temi dell’identità culturale, della memoria collettiva e della costruzione delle narrazioni sociali. Il suo approccio critico e basato sulla ricerca indaga il rapporto tra immagini, potere e rappresentazione storica, offrendo una riflessione sulle modalità con cui la cultura viene interpretata, trasmessa e trasformata nel tempo.
Jiangxi Provincial Art Museum, Nanchang, Cina
No. 266 Bayi Avenue, Xihu District, Nanchang City, Jiangxi Province, Cina
Nell’edizione 2026 del Glyndebourne Festival, l’artista e regista sudafricano William Kentridge presenta un nuovo allestimento di L'Orfeo, la prima produzione dell’opera di Claudio Monteverdi realizzata nella storia del festival. Kentridge trasforma il mito di Orfeo in una riflessione sulla creazione artistica, la memoria, la perdita e il potere delle immagini, dando vita a un paesaggio visivo in continua trasformazione. In L’Orfeo, i temi della memoria, della storia e dello sradicamento si traducono in un ambiente immersivo, nel quale l’arte stessa diventa protagonista accanto ai personaggi dell’opera.
Alla Biennale di Renava 2026, intitolata Nimu Dormi (“Nessuno dorme”), l’artista Vanessa Beecroft presenta VB48 e VB52, due video-documentazioni delle sue celebri performance, esposte in collaborazione con Galleria Lia Rumma. Il lavoro di Beecroft si concentra sul corpo femminile come strumento di riflessione sociale e politica: gruppi di donne immobili, disposte in formazioni rigorosamente strutturate, danno vita a immagini di grande impatto visivo che interrogano temi quali l’identità, la bellezza, la vulnerabilità, il potere e la rappresentazione del corpo.
Biennale De Renava
Place de l'Europe, 20169 Bonifacio, Corsica, Francia
Attraverso oltre 200 opere che attraversano secoli di storia artistica e culturale, Identity, Culture, and Community esplora la ricchezza e la pluralità dell’esperienza ebraica mediante oggetti rituali, opere contemporanee e reperti storici provenienti dalla collezione del Jewish Museum. La mostra costruisce un dialogo tra passato e presente, intrecciando temi come memoria, appartenenza, migrazione, spiritualità e identità collettiva. Reperti archeologici e opere cerimoniali convivono con dipinti, sculture, fotografie e installazioni moderne e contemporanee, mostrando come l’arte possa custodire la tradizione e al tempo stesso ridefinire continuamente le narrazioni culturali. Una serie di focus espositivi approfondisce ulteriormente questi temi attraverso percorsi dedicati al cinema, alla comunità, alla storia coloniale e alle pratiche artistiche contemporanee. Gli spazi educativi rinnovati completano il percorso con installazioni e opere pensate per il dialogo e l’apprendimento, tra cui una monumentale raccolta di oltre 130 lampade di Hanukkah provenienti da epoche e luoghi differenti, testimonianza della continuità del rito, dell’artigianato e della memoria condivisa.
Ispirata a un episodio immaginario della vita di Bernard de Mandeville, l’installazione riflette sul rapporto fragile tra potere, caso e conseguenza. Un piccolo incidente domestico — una tazza di tè rovesciata, un gesto interrotto, un’espressione fissata in un ritratto — diventa il punto di partenza per una meditazione sulla fortuna e sulla catena invisibile di eventi che ogni azione umana mette in moto. Al centro dell’opera si trova un interno in gesso in scala: una stanza voltata, un ingresso, una porta socchiusa e un lampadario funzionante che illumina la scena. In questo spazio sospeso e silenzioso compare una figura di cera, immobile ai piedi di una scala, con una mano protesa in un gesto ambiguo di richiesta o supplica. In equilibrio tra teatralità e immobilità, l’installazione evoca un mondo in cui il crollo non si compie mai del tutto, ma dove assenza e sventura continuano silenziosamente a permanere. L’ambiente domestico si trasforma così in un’architettura metaforica del potere, dell’incertezza e dell’attesa irrisolta. Visita su appuntamento.
La mostra offre una rara occasione per riscoprire il mondo visionario di Giovanni Segantini, tra i protagonisti del Simbolismo e del Divisionismo europeo. Attraverso dipinti, pastelli e disegni provenienti da importanti collezioni internazionali, il percorso espositivo racconta il profondo legame dell’artista con la natura e con il paesaggio montano che ha segnato la sua vita e la sua ricerca. Per Segantini la montagna non è soltanto un soggetto, ma un universo spirituale e simbolico attraverso cui esplorare la luce, la solitudine, la maternità, il lavoro e il ciclo della vita. In equilibrio tra realismo e simbolismo, le sue opere restituiscono una visione intensa e contemplativa della natura, dove il colore luminoso e l’atmosfera trasformano il paesaggio alpino in una dimensione sospesa e senza tempo. Attraverso oltre sessanta opere, la mostra ripercorre l’evoluzione del linguaggio artistico di Segantini, dagli anni italiani fino alle monumentali composizioni alpine realizzate in Svizzera. Disegni e pastelli, raramente esposti, completano il percorso mettendo in luce la sensibilità dell’artista e la sua straordinaria capacità di tradurre luce, atmosfera e forma. A cura di Gabriella Belli e Diana Segantini.